Il 16 febbraio 1807 fu soppresso il monastero benedettino di San Gregorio Armeno, uno dei più importanti centri monastici femminili della città di Napoli, la cui fondazione risale al IX secolo. La soppressione portò nel Grande Archivio solo una parte del suo diplomatico, all’interno del fondo Corporazioni religiose soppresse. Questa parte andò distrutta durante il secondo conflitto mondiale: la parte superstite fu scoperta dal soprintendente archivistico Riccardo Filangieri nel 1954.

È noto che i documenti più antichi conservati nell’Archivio di Stato di Napoli si trovano in questo fondo, composto da 501 unità archivistiche, i cui estremi cronologici vanno dall’anno 911 al 1675. Moltissimi gli atti privati scritti in curiale, la scrittura professionale dell’ordo curialium, che continuò la propria attività anche dopo la caduta del Ducato di Napoli. Tuttavia non mancano importanti atti pubblici, come il privilegio (n. 501) di Tancredi re di Sicilia, uno degli ultimi re normanni, datato a Salerno nel marzo del 1192, che conferma una precedente concessione del re Guglielmo relativa, tra l’altro, alla molitura gratuita nei mulini demaniali di Capua.

Il lavoro di digitalizzazione, a cura del personale Ales, oggi consente la fruizione immediata di questo patrimonio in formato digitale presso le postazione della Sala Studio, con immagini ad alta risoluzione. A breve sarà anche possibile consultare i documenti online su Monasterium. L’attività ha comportato anche una verifica della consistenza dell’intero fondo e una ricondizionatura – realizzata dalle assistenti Vincenza Natoli e Lucia D’Angelo – di ogni documento in fogli di carta non acida, a loro volta inseriti in cartelle chiuse su cinque lati.

ultima revisione: 28 Maggio 2019