I conti della Tesoreria generale antica conservati presso l’Archivio di Stato di Napoli si presentavano come una continuazione dei registri angioini denominati “Ratio Thesaurariorum”, che dall’epoca di Carlo I fino al 1344 riportavano – diviso in “introitus” ed “exitus” – il movimento del denaro. Per il periodo aragonese l’archivio della Tesoreria generale antica era documentato dai circa duecento volumi della raccolta delle “Cedole di Tesoreria”, che dal 1432 al 1503 riportavano le annotazioni sia delle spese comuni a tutte le province del Regno sia di quelle specifiche per persone, istituti, avvenimenti di carattere civile e militare. Si trattava di una fonte ricchissima, atta ad alimentare anche le ricerche riguardanti artisti nonché esponenti del mondo culturale ed economico del periodo in questione.
Il disastroso incendio di San Paolo Belsito del 30 settembre 1943 distrusse oltre cinquecento dei 727 volumi di cedole; rimangono superstiti i numeri 518-717 (anni 1695-1808).

Si propone, disponibile in versione digitale, Tesoreria Generale Antica, Frammenti 1.I – 1.IV: si tratta dei repertori antichi del fondo Tesoreria antica distrutto; per questa ragione, pur essendo andato perduto il fondo, esiste la possibilità, ancora per il ‘400, di avere delle notizie di dettaglio su pagamenti e acquisti.

ultima revisione: 28 Maggio 2019