Storia

Istituito nel 1808, con il nome di Archivio generale del Regno, con il compito di riunire e di rendere consultabili gli archivi, dichiarati “pubblici”, delle magistrature dell’antico regime abbattuto dai sovrani napoleonidi nel 1806, l’Istituto costituì il primo esempio in Italia di istituto archivistico con caratteristiche di generalità e di pubblicità. Assunta nel 1818 la nuova denominazione di Grande Archivio del Regno, con l’unità d’Italia gli fu attribuito il nome attuale.

Avendo perduto la città di Napoli, con l’unità nazionale, il ruolo di capitale, l’Archivio conservò i documenti delle magistrature centrali degli Stati preunitari, ma ricevette, da allora, soltanto i versamenti degli uffici statali residenti sul territorio della provincia di Napoli.

Pur con questa nuova configurazione, l’Archivio, anche per la particolare importanza nazionale che riveste la città, ha continuato a svolgere una funzione culturale di grande rilievo, in merito alla conservazione e alla fruizione di un patrimonio di fonti documentarie di inestimabile valore per la storia locale e nazionale.

 

Il regio decreto del 22 dicembre 1808 di Gioacchino Murat previde la creazione a Napoli di un Archivio Generale del Regno, dove sarebbero state riuniti in un medesimo luogo e istituto gli antichi documenti delle magistrature esistenti fino all’arrivo dei francesi, avvenuto due anni prima.

All’inizio si decise di raccogliervi gli archivi della Regia Camera della Sommaria (compresi i catasti onciari, relativi a tutti i comuni del regno), delle Cancellerie delle antiche dinastie, delle Segreterie di Stato di epoca vicereale, degli organi consultivi dello Stato (Consiglio Collaterale, Real Camera di Santa Chiara), del Cappellano Maggiore e delle magistrature giudicanti (Sacro Regio Consiglio, Gran Corte della Vicaria) e di numerosi uffici statali.

 

 

ultima revisione: 19 Marzo 2019

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